Dal XII al XIV secolo

Testi del Prof. Tarquinio Gianluca, in Aspetti economici, sociali, religiosi e demografici di Pescasseroli (secc. XII – XX)

La conquista normanna dell’Italia meridionale si completò, con l’occupazione della Marsica, tra il 1142-43 grazie anche al sostanziale appoggio dello Stato della Chiesa a cui rimase la giurisdizione sulla città di Benevento e del suo territorio. Nel 1149 Corrado III, insieme a Manuele Comneno progettarono la riconquista del Regnum normanno e fu nella previsione di questo che Ruggiero II “promosse una sistematica recensione delle forze militari del Regno, cioè un elenco di titolari di feudi e delle rispettive capacità di afferire con milites e servientes all’esercito regio”: il cosiddetto Catalogus Baronum5. Sulla data della compilazione di questo Catalogo, che dopo la morte di Ruggiero fu continuato ed aggiornato, le ipotesi risultano molto discordanti, quella maggiormente accreditata propone il periodo 1154-11876.

Il paese, che si trovava sotto la giurisdizione di Simone di Sangro, che lo aveva dato in subfeudo ad un Orrisio Borrello il quale a sua volta ne aveva sub-infeudata un’altra metà ad un Orrisio e ad un Trasmondo, forniva all’esercito normanno due militi7 . Confrontando il dato di Pescasseroli con quelli dei paesi limitrofi, così come ci sono stati tramandati dal Catalogo, vediamo che il numero dei militi che dava rientrava nella media, ad eccezione di Barrea che risultava essere il centro più grande dell’Alto Sangro8.

UNIVERSITAMILITI
Alfedena1
Barrea4
Rocca Intramonti2
Opi1
Scanno1
Gioia2
Bisegna3
Sperone1
Templo1
Pescasseroli2
Tabella 1: dal Catalogus Baronum

Prima della distruzione di moltissimi documenti esistenti nel Grande Archivio di Napoli durante l’ultimo conflitto mondiale, Benedetto Croce ebbe modo di consultare i Registri delle Collette angioine da cui trasse quelle relative a Pescasseroli che, per l’anno 1289-91, erano di 5 once, 13 tarini e 3 grana e nel 1303-04 erano di 13 once, 13 tarini e 9 grana9 . E’ chiaramente verificabile l’aumento della tassa statale da pagare e questo ci dimostra che si era incrementato il reddito di Pescasseroli, oppure era cresciuta la sua popolazione. La ripartizione delle Collette avveniva in questo modo: il Governo fissava ogni anno la somma che bisognava raccogliere dalle tasse, questa veniva divisa tra le regioni del Regno che a loro volta la ripartivano tra i paesi ricadenti nel proprio territorio in base alla popolazione o alla rendita. Non sappiamo se quelli del Croce fossero gli unici dati che riguardavano Pescasseroli oppure gli unici da lui estrapolati, certo è che oggi non sono più rintracciabili. Probabilmente, ad una prima fase di crescita, favorita anche dal miglioramento della vita nel Regno, dovette corrispondere un brusco arresto demografico nel 1348 quando la “peste nera” decimava fortemente la popolazione europea e lasciava in vita solo un terzo di quella abruzzese. A testimonianza dello sviluppo economico del primo trentennio del secolo, ci aiutano due documenti di grande interesse storico-economico perchè provano l’importanza che Pescasseroli aveva come centro armentizio fin dal Trecento.

Nel 1327, un fattore della compagnia dei Bardi, una ricca famiglia mercantile fiorentina che operava anche in Abruzzo, soprattutto a Sulmona, fu derubato nelle vicinanze di Pescasseroli.10 Certamente si trovava in questo paese per trattare affair alle pecore o alla lana in quanto I Bardi trafficavano proprio nell’industria ovina.

Il 16 ottobre 1333, invece, il notaio Nicolò di Mattarello da Roio, all’Aquila un istrumento “….) con quale Iacono di Tommaso, detto  Gaglioffo, fa suoi procuratori Nicola notar Bartolomeo e Cristoforo di  Cascio di Peschio Asseroli per comparire avanti al Duca di Durazzo e comperare da lui certi pascoli ed erbaggi per un anno e più” 11 Se Tommaso Gaglioffo, uno dei più famosi uomini aquilani e attento commerciante, ricorre all’esperienza dei pescasserolesi per trattare pascoli ed erbaggi, significa che buona era la competenza nel settore dell’armentizia che essi avevano, come florida doveva essere la loro produzione laniera. Qualche anno prima della peste nera, net 1346. una carestia colpì tutta l’Italia causando grandi disagi all’economia. mentre il 9 settembre del 1349 un forte terremoto decimò la popolazione. In questa sisma morirono anche “duodecim de melioribus de Pesclo Asserulo” che si erano recati dal loro feudatario residente ad Alvito e che mori anch’egli, probabilmente per discutere di affari relativi alla propria Terra” Queste calamità della prima metà del XIV secolo sicuramente frenarono la crescita demografica di Pescasseroli, ma ben presto dovette riprendersi dal momento che il primo censimento della popolazione che lo riguarda, quello del 1443, dà al paese 45 nuclei familiari13

Concludiamo questo capitolo dando uno sguardo al Clero il quale, pur immune dal pagamento delle regie tasse, non lo era dal pagamento dí quelle ecclesiastiche. La chiesa di S.Paolo di Pescasseroli e per essa il suo cappellano Gerardo, nel 1324, pagava a titolo di decima “(…) carlenis duobus per tarenum computatis in argento tar. sex”. Sempre dalla stessa fonte apprendiamo anche che in Pescasseroli, oltre alla chiesa parrocchiale di S.Paolo, sicuramente già ricettizia e quindi con un clero locale che si manteneva principalmente a spese della comunità, c’erano anche quelle di S.Andrea, S.Antonio, S.ta Maria di Campomizzo e di S.ta Maria Tranquillo. Sembrerebbe che ci siano state anche due altre chiese intitolate a S.ta Vittoria e S.Leonardo, ma sicuramente mai esistite nel paese” . Queste chiese, pur essendo rurali, insieme alle due di Opi, S.Maria in alto e S.Elia in basso testimoniano una intensa vita religiosa per una nutrita popolazione costituita, nel 1443, dai 45 fuochi di Pescasseroli e dai 31 di Opi. Stando ai documenti finora rintracciati, la vita di Pescasseroli dovette essere abbastanza florida durante il XII secolo e la prima metà del  successivo; un benessere generale testimoniato dall’aumento della popolazione, dalla ricchezza dell’economia e anche dalla religiosità dei suoi abitanti. La seconda metà del secolo XIV, invece, lo vede risollevarsi lentamente dopo il disastroso triennio 1346-49.

5 P.CAMMAROSANO: Italia medievale, struttura e geografia delle fonti scritte, Ed. Nuova Italia Scientifica, Roma 1991, p.115. I Fuochi “non vogliono significare il numero di tutte le famiglie che formavano l’Università, ma solo quelle soggette alla tassa dei fiscali o del tocahtico parche è noto che molte famiglie erano franche per privilegio o per altre ragioni”, cfr. N.FARAGLIA: Memorie storiche di Orsogna, in “Studi storici delle cose abruzzesi, rist. A.Forni dell’edizione di Lanciano 1893, p.58.

6 Per un approfondimento su questo Registro, cfr. E. JAMISON (a cura di), Catalogus Baronum, Vol.101 delle “Fonti per la storia d’Italia”, Roma 1972

7G.TARQUINIO : Pescasseroli, lineamenti di storia dalle origini d’Italia. L’Aquila 1988, cap. III, passim. In questo lavoro si parla anche dell’ipotesi di un villaggio arroccato sul monte (Pesclum Seroli) e di quello gravitante attorno alla chiesa di S.Paolo nel piano (Seroli).

8 La tesi che voleva far corrispondere un milite per ogni 24 famiglie (cfr. L.PALOZZI: Storia di Villavallelonga, Ed, dell’Urbe, Roma 1982, pp.264-265)oggi non e più accettata dagli specialisti ed anche noì, diversamente da quanto abbiamo fatto in un precedente lavoro (cfr. qui la nota 7), ne prendiamo atto.

9 B. Croce cit. p.311, nota 1

10 H. Hoshino: L’Abruzzo e Firenze nei secoli XIII e XIV, in “ Civiltà medievale negli Abruzzi” a cura di S. Boesch e M.R. Berardi, Ed Libreria Colacchi, L’Aquila 1990, Vol. I, p. 314. Fin dall’epoca di Carlo I d’Angiò I Bardi ebbero attività commerciale anche con Castel di

Sangro oltre che ad avere l’appalto dei lundici flagelli ‘che era una gabella che si pagava pei panni, i quali si estraevano dal Regno per le Terre della Chiesa’, cfr. V.BALZANO. La vita di un Comune del Reame , Castel di Sangro, Ed. Lighea di Castel di Sangro, 1985, p227, risi,

dell’edizione di Pescara 1942.

11 G.RIVERA: Catalogo delle scritture appartenenti alla Confraternita della Pietà dell’Aquila, in BDASP, vol. XIII, p. 29,

12 G.TAROUINIO: cit., p.50.

13, Cfr. nota 15.

14 G.TARQUINIO: cit., cap.V. La chiesa parrocchiale di Pescasseroli è sempre stata citata

come Abbazia, tantovero che il parroco si firma abbate. Nel Sinodo Diocesiano del vescovo Ciacci (1905), invece, pur figurando alter Abbazie, quella di Pescasseroli è definite Arcipretura, vedilo in APP

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