CANTO DECIMO PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Gentile   
Venerdì 13 Settembre 2013 15:47

CANTO DECIMO

Il di sette Settembre ebbe arrivato

A Pescasseroli unite ai suoi più care,

Nell'altare inginocchiato

E con fede si misero a pregare.

Quando il volto all'immagin fu svelato

Il velo agli occhi pur si ebbe a spezzare

A quel povero cieco di diec'anni,

A un punto si salvò da tanti affanni.


Anacleto , che tanto avea sofferto,

Di esser cieco è un duol cotanto amaro

In un punto a vedersi l'occhio aperto

Non ebbe forza di poter pregare

Ma dentro al cuore suo pregava certo

Ma parole non potè articolare.

In quel luogo due ore piangendo stette

Poi si riscosse e incominciò in tal dette :

Vergine quante lagrime ho già sparse,

Quanti denari e quanta prece indarno.

Se pia prima veniva a questa parte

Or non sarebbe macilento e scarno.

Il nome tuo andrà per mille carte

Ed io finchè avrò ossa, nervi e carne

Tuo devoto sarò Madre feconda :

La mia vita per te sarà gioconda.

Oh Santa Immagin del bel nume reina

Delle beate Vergini prudenti

Sotto ai colpi di morte e di fortuna

Tu sei lo scudo dell'afflitte genti

Ed io finchè starò sotto la luna

Non mai mi scorderò dei tuoi portenti

Ogni anno I'appennino valicar voglio

E venir scalzo nelle sacre soglie.

A Te mi volto, o Madre gloriosa

Per divin Verbo che nel senti giacque

Tu sei fra l'altre donne speciosa

Pel dolce frutto che nel senti nacque,

Donami aiuto, o tu madre pietosa.

Sommerger non mi far da sì poc'acqua,

Mandiemmi a galla e conducimi a riva

Fa che la rima mia sia sempre viva.

Di cuor ti prego, o madre celestiale

Vergine bella, stabile in eterno

Imperatrice del mondo universale

Da te fu chiusa la porta d'Inferno,

In questo tempestoso mar nel quale

Non mi lasciare a me senza governo,

Guidami al porto o santa madre pia

Fa che io finisca la mia poesia.

Debole mente mia scarca la soma

Non ricordare più fatti remoti.

La madre di Gesù sol chiama e noma

Che ci ha congiunti con vincol devoto.

Quel popolo che facea parte di Roma

Che a Mario e a Cicerone fu nipote

Venne in Marsia con gli archi e le saette

Or viene e porta il cor contrito al pette.

Chiamo il secole scorso in testimone

Se tutto ancor non ha posto in oblio

Quando i nostr'avi fecero quel done

Della corona alla Madre di Dio.

Del Popolo di Arpino io vi ragione

Ch'era al presente con allegro brio

E molt'infermi di quella citate

Ebbero da Maria la sanitate.

Ci erano molti zoppi e strupiate

Che con la mazza al paese eran venute :

Per grazia di Maria furon sanate.

Al ritornar non chiesero più aiute,

All'altar le mazze ebbero lasciate

Per segno del miracolo ricevute

Cosi la fede ebbe moltiplicata

Arpino alla Madonna Incoronata.

Vergine che stai nei ciel fra i cori ardente

Attorniata d'angeli e santi,

Volgiti a Pescasseroli un sol momente :

Mira i devoti che ti stanno avanti.

io ti prego con loro unitimente :

Deh ! tutti accogli sotto al sacro manti :

Chi ci ha la fede ci ha il vero amore

La Madonna ci fa grazie e favore.

il di sette settembre alle vendore

Le campane del vespro son sonate

Quando entri dentro alla Chiesa Maggiore

Ti credi al Paradiso esser arrivate :

L'immagine della Madre del Signore

Di ricche gemme il capo tiene ornate

Una corona tanto risplendente

Pare a veder la stella dell'oriente.

Felice è l'uomo che in Maria spera

E tutto al suo voler se ne confida :

Maria ci mostrerà la buona cera

E verso il buonsentier ci fa da guida :

Ci fa sognare giardino di primavera

Ma non già quegli della falsa Ermida:

Ci fa sognare giardino di Paradiso

Dove si gode di Dio svelato il viso.

Vergine bella al mondo senza esempio

Il Ciel di tua bellezza innamorasti.

il vero Iddio in te si fece il tempio

Pei tuoi santi pensieri pietosi e casti.

Ed io che sono in peccator tant'empio

Non mi convien di toccar tai tasti :

L'alma mia si confonde e a te s'inchina,

So che son terra e tu del Ciel Regina.

Vergine delle vergini voi siete :

La Regina degli Angeli sei chiamata,

Dai prischi Patriarchi e dai Profeti

Per Regina del Ciel fosti invocata

Tutte le grazie voi Maria godete

Da noi chiamata sei l’Incoronata :

Chi vien con fede a Te non vien'invano

O Santo Simulacro Marsicano.

Lettor ascolta ben che or ti conto

Di un'antico pastor la sua sventura :

Teneva le gregge sue molto di conto

Le andava a pascolar nella pianura,

E pascolando per ambe le spondo

Del fiume si godeva la frescura

E stava allegro e mai con l'occhio torvo

Finche alle gregge sue ci andiede il morbo

Piangeva il povero vecchio sventurato

Quando vedeva le sue gregge morte .

il suo cane a vederlo appassionato

Cercava modo di darci conforte

Ma non il corvo : l'animal spietato

Sopr'al mort'animal gridava forte

E con il becco si strappava le Iane

Ed il Pastor si batteva le mane.

Dicendo : datti pace o mio pensiero :

Non vi è rimedio a contrastar la morte

Oh ! mio destino perché tanto severo

Sei ver me, e perché mi fai tal torte ?

Forse mirar mi vuoi con gli occhi fiero,

Picchiare e chieder pane all'altrui porte,

E goder voi quanto mia orecchia ascolta

Da quei superbi ricchi un'altra volta ?

April ritorna il bel tempo rimena :

Ogni animal di amor si riconsiglia

Torni fra noi la sor di Filomena

Nei noshi monti a far nuova famiglia

Sol'al mio core crescerà la pena :

Tornando Primavera si vermiglia

A veder nascer quelle belle erbette

Piange la gregge morta e l'agnellette.

Quando rivedo rivestito il prato

Con le sue vesti di color gentile

E non mi veggo la zampogna allato

Chesempre usava di tener di Aprile

E veggo la campana al sol buttato

Che aveva il manzo del morto ovile

Allora il dolor mio si fa' più grando

Dunque dagli occhi miei mai cessa il pianto

Quando ripenso alla mia triste vita

Che il vaso può chiamarsi d'ogni mali

Non ebbi una dolcezza mai compita :

Il fato ebbe a scagliarmi or dardi or strali,

Or mi credeva ogni avversion finita

Ed egli mi da colpi più mortali.

Dunque ricolmo son d'ogni sventura :

Il pianto sol per me nel mondo dura.

Insomma nessun bene ho mai gustato.

A questo mondo mai ebbi un conforto

Meglio sana per me non fossi nato

O puramente appena nato morto,

tengo per certo ch'è più fortunato

Quel mannaro che si annega ai porto

Che non quell'altro che nel'alto mare

Ci arriva a stento e poi si ha d'annegare.

Così piangeva contro la fortuna

Vedendosi condotto a mala via :

Piangeva verso il sole verso la luna

E non pensava mai verso Maria.

Febo disparve e venne l'ora bruna,

L'ora che ci offuscò la fantasia.

La notte gli comparve una visione :

Un Romito gli disse un tal sermone.

Gli disse : vecchio ingrato senza fede,

Che piangi così mesto e sconsolato ?

Deh lascia il pianto e l'aiuto richiedi

Alla Madre di Dio che ti ha creato

Se la pregate voi con vera fede

Vedrai le gregge tue dal mal sanato

Se la madre di Dio non ti dà aiuto

Piangi del viver tuo vecchio canuto.

Dopo queste parole fu scomparito

E il vecchio dal sonno fu svegliato

Dal suo ovile subito è partito

E verso la cappella ebbe andato

Dicendo : Madre di quel Dio infinito

Avanti a' sguardi tuoi mi ho inginocchiato

E non mi partirò dalla cappella

Se grazia non avrò Vergine bella.

Purissima, Castissima Verginella

Di andare al Cielo Tu ci hai le scale sante

E tu del mare sei la navicella

Al porto riconduce il navigante

Consolatrice sei dell'Orfanella :

Consola pure a me che vado errante.

Io sono un povero vecchio sventurato

Dalla fortuna afflitto e tribolato.

Di tutte le mie colpe mi disarmi

Or che mi trovi del mio viver lasso

O Santa Madre tu puoi aiutarmi

Non mi lasciare in questo stremo passo.

Non guardar me ma chi degnò crearmi

So che mirar non puoi cotanto abbasso

E pure in Te ho posta ogni speranza :

Guardami o Madre : son di tua sembianza.

Vergine bella, nemica dell'orgoglie

Raccondami a Dio signor verace

O bandisci dai mio cor tutte le doglie

Oppure al viver mio segni la face.

Se sono in vita lodar sempre io voglie

Il Vostro nome, e mai mia lingua tace

Deh! fammi grazia prima di partire

Sanami il gregge oppur fammi morire.

La madre di quel Dio Verbo incarnato

Si mosse a pietà di tal preghiera

Mentre il pastore stava inginocchiato

Maria gli dimostrò la bella casa

Perché diceva che il gregge ti ò salvato

E lui rispose : o Madre dispensiva

Eternamente io sarò tuo devoto

E le tue belle grazie scrive e note.

Così dagli prim'avi agli nepote

Si sentono le grazie raccontare

Ci vorrebbe qui quell'Erodote

Per poterle del tutto registrare.

Tutto vorria narrar ma non si puote :

Tutta la forza mi sento mancare :

Per il gran desiderio scrivo sotto

E cerco scuse agli poeta dotto.

Signori che legeste quest'istoria

Vi prego di volermi perdonare

Perché ho molto debole la memoria :

Son tutto desiderio d'imparare,

Con l'aiuto di Dio dall'alta gloria

Potessi questa istoria terminare :

O Santo Spirito del Celeste regno

A te si volta un peccator indegno.

Fermati Musa mia, non far disegno

Qui non si tratta di ber la Sciampagna

A nominar Maria non son più degno

Io che son pastorello di montagna

Più certo compassar potrebbe il regno

D'Italia della Svizzera (?) , e la Magna

E il grande Impero che nel Nord giace

Mi di dir di Maria mia lingua tace.

Lettor di vero cuor la man ti stento

Ti prego di non darmi d'ignorando

Il nome mio tener potresti a mente

Che mò te lo insegno al terminare del canto

Sono Gentile Cesidio di voi serviente

Di Pescasseroli e me ne preggio tanto

Che in fra le greggi e con la verga in mano

0' scritto le memorie marsicane.