CANTO NONO PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Gentile   
Venerdì 13 Settembre 2013 15:46

 

CANTO NONO

Quella gente sciocca e male accorta

A quell'atto inumano nessun fe cura :

Tutti gridarno : malafede è morta

Di esser ingannati non vi è più paura,

Così allegra rintrarne alla porta

Nelle recinte delle patrie mura

E la salma della sventura

Sepolta fu dove fu giustiziata

A quello luogo ci è rimasto il detto

Di mala fede e non si leva affatto :

Castello Mancino si strusse e un villaggietto

Sorse sù Plistia , e un bel paese fatto :

Un fonte ci è che Malafede e detto

Appartenente al Castello disfatto :

Ora senz'acqua e lo nome ritiene

Di Malafede un tratto di terreno.

Ora ritorno al mio ragionamento :

Dopo che la donzella fu appiccata

Il vecchio che avea fatti il tradimento

Sentiasi un peso e l'anima affamata :

Pensò di andarsi a fare il pentimento

Alla gran Madre che Opi era chiamata

Che aveva il tempio sopra a quel montetto

Dove oggi è quel villaggio che Opi è detto.

Allora fu persuaso il popol Marso

Quando gli antichi dritti riacquistò

La casamenta e le lor torri arse :

Valerio tutte le riedificò

Io parlo appresso al dir dell'Alcarnasso :

Marruvio col suo nome la chiamò

E gli altri marsi delle città bruciate

Ci ebber trenta borghi edificati

Un di quei trenta a quel borgo fedele

Che sorse dove Plistia fu distrutta.

Le torri al mio cantar squarcian le vele :

Dove la cittadella era costrutta

Il sangue Marso sotto al marso cielo

Bolle nei cuori dei Marsi ma non frutta

Perché non veste più di piastre e maglie

E più non son dei forti le battaglie

Lettor se al dir mio non credete

Vedete l'altre storie Marsicane

Alla storia di Paolo troverete

Per differenza il mio parlar Italiano :

Quel ch'io v'ho detto riscontrar potete

Nella storia del Mugio e del Cilana

E nella Marsicana del di Pietro

Trovate tutto scritto con bel metro.