CANTO QUINTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Gentile   
Venerdì 13 Settembre 2013 15:40

CANTO QUINTO

Verso lucera tutta sbigottita

Stanca, anelante in quel palustro piano

Quando si accorge di esser inseguita

Butta il Quadretto a un piccolo pantano

Poi va a una Vaccarella adebolita

Di acqua ; per bere si ferma lontano

Vedendo il quadro dentro della cona

Si prostra e par che dica : dè perdona.

Giunge il vaccaro e resta stupidito

Vedendo un'animale inginocchiato ;

Poi si accosta al laghetto molto ardito

E vede il bel quadretto là buttato

Lo prende e và donarlo agli Romito

Che ai tempi posteriori con detto frato

E ogni frate la grazia c'impetra

Col santo nome della icona vetera.

A quello luogo poi nell'avvenire

Ci fanno una città bella e pomposa

Tutte le scienze vi dovran fiorire

La strada del progresso mai si posa

E nemmene il mal far vorrà sbantire

Di tutti i germi conserva la dosa

Sopra tutti i Pugliesi lei si vanta

per la città più cospicua e più granda

Circa due miglia da queste condrate

Una bella città fà la Manfrede

Quel Re che ai Taliani è tanto amate

Ma gli Pugliesi ci rompon la fede

A Benevento come disparte

Cerca la morte che tradir si vede

In mezz'all'armate franca pugna e muore

E nessun di què franchi avrà l'onore.

In mezzo al campo della gente morta

Manfredi lo ritrova un zappatore.

Con un'asinello a Benevento li porta

Gridando è vendicato il genitore.

Oh la gente del monte mal'accorta

Ora mirate cosa val l'onore

Questo è Manfredi che fece sgabello

Per esser Re col padre e col fratello.

Gli uomini tutti saranno ammirato

Vedendo spento in lui tanto valore

Diranno un Re che tanto era stimato

Ora si è morto senza farci onore

il luogo sacro gli sarà negato

Viene buttato nel fiume Ialore

Per esser di Lucera gran soltane

Coperto vien di pietre come un cane.

Poi si volta Serole con parlare saggio

Dicento : Cavaliere da me tu impare

Dove ti mori tu nasce un villaggio

Che Pescasseroli si dovrà chiamare

La Madonna che porti con rozzo faggio

E gli Marsi la dovranno onorare

Dopo seicent'anni è coronata

Con una corona d'oro brilantata.

il nome tuo sarà si rinomato

Ch'ai combattuto alla bella Sionne

E motto più saresti avventurato

Se non ti contristava amor di donne.

Forse così di te pensava il fato

E gli pensieri suoi fallir non ponne

Dove di te avrà segnato il fine

Ti si fa notte se bene sia mattine.

Alla tua patria di Castel Mancino

Molti uomini di cuore ci sono nate :

Ma gli lor nomi eroici, il loro destino

Non gli ha voluto in carta registrate.

Una di tua terra ai figliol di Pepino

Mostragli quanto valse in sull'armate

Gli diedde un colpo forte con un bastone

Che netto il traboccò fuori dell'arcione.

Quel vostro patriotta militava

Unito a Desiderio Longobardi.

E quel monarca sconsacrato stava

E benedetto sta lo stol gagliardi

Dei Franchi, e per tal colpa non fu brava

Sua Dorlindana , ma fu il suo Baiardi

Bravo, che la condusse si veloce

Avanti ai Franchi che venner feroce.

Lungi da Isergna circa trenta miglia

il vostro bel Castello si ritrova :

Dove con pena sta la tua famiglia

Senza sapere di te nessuna nova.

Prima di te là giungerà la figlia

De Re di Persia, e dimostra la prova

Dell'amor che ti porta, Ahi svenurata

Del troppo amore tuo viene ammazzata.

A Serole ci sembra molto strano

Di quel buon Prete quel detto sermone

Ma poi rammenta che non parla invano

Quell'uomo e gli si mette inginocchione

Dicendo : o padre alzate in me la mano

E date a me la mia benedizione

Che mi voglio partir con molta fretta

Per far della mia Pescha aspra vendetta.

Il vecchio gli rispose in cortesia :

O figliol mio tu fosti benedetto

Quando prendesti il quadro di Maria

E daste a quelle spoglie il bel ricetto

Io ti perdono e va per la tua via

Ma perdonar l'offesa è un bel precetto

Chè Cristo lasciò scritto nel Vangelo

Chi perdonò l'offesa va nel cielo.

Un bisavolo tuo con quell'Orlando

Conte di Aglante tanto rinomato

Si diedero con la spada e con il brando

Che a terra certo l'avrebbe buttato

Ma giunse a tempo l'empio Negromanto

Che dileguollo e lo lasciò scornato

Con l'elmo in testa e con la spada in mano

E Orlando il trovar dentro a Paliano.

E un altro Cavdier non son molt'anni

In Puglia dimostrò il suo valore

Unitamente a Guberto Normanni

Ebbero nell'ofante molt'onore

Disfecero la schiera dei tiranni

E quel Guberto si fece signore

Dove il campo dei Turchi fu fugato

Ora il pian del sangue vien chiamato.

Se la strada dei Marsi voi cercate

Verso del Sannio prenderai cammino

Arpa dovrai lasciare al destro late

Alla sinistra lascia Fiorentino

Poi trovi la città di Civitate

Che fra la Puglia e il Sannio fa confino

La strada d'Isenia domandate

E Ia percorrerai con due giornate.

Serole ripensando a quel parlare

Si parte per via di Civitate

Appena giunto si farà insegnare

La via per ritornar a luogo amate

Poi con ansia si mette a cavalcare

E trova Isergna in men di due giornate

E pel digiuno e pel gran cammino

Cerca di riposarà il poverino.

Ma non avrà piacere l'empio destino

Che abbia riposo il buon garzone :

Prima che la suonasse mattutino

Lui si dovrà trovar nella prigione.

Se lo sapesse il Baron Marracino

Certo che moverebbe il suo Squatrone

Per aggiutare il suo figliol Serole

Ma lui lo crede fuor del nostro suole.