CANTO QUARTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Gentile   
Venerdì 13 Settembre 2013 15:33

CANTO QUARTO

 

Dopo che gli mill'anni son compito

Dal primo giorno della redenzione

Una di tua terra cavalier ardito

Passa nell'Asia e milta con Buglione

Dopo molt'avventure sperso e fuggito

Trova una cella dentro di un vallone

Di notte vien guidato da un sblendoro

Entra e gli trova morto un vecchio moro.

 

Il giovinetto avrà molto timore

Trovandosi con un morto in compagnia

Ma più statico resta che il sblentore

Vien da un ritratto e lui non sa chi sia

Sente una voce incognita nel core

Far che gli dica : prostrati a Maria

Che col splendor ti ha indutto a questa cella

Per liberarti dalla gente fella.

 

 

Il povero Serole tutto confuso

Non si saprà tra sè cosa si dire

Vorria pregar ma non ricorda l'uso

Come la prece avrà da proferire

Al fin ogni timor da lui viene escluso

Vicino al morto cerca di dormire

E si addormenta tra mille pensiero

E poi la notte va, a parlarci Piero.

 

 

Gli dice Serol mio tu che lasciaste

La Patria tua sol per desio di onore

Sappi che io son Colui che spad'è oste

Feci brandir per Cristo salvatore

L'Asia l'Europa e l'Africa incondraste

Le fece porre e raccoglieste il fiore

Di tante guerre avemmo la vittoria

i nostri nomi gli avrà l'istoria.

Se bene là nel Ciel sta destinate

Che assai non dura il regno in Palestina

Dopo che settant'anni son passate

Ritornerà la gente Seracina

E gli cristiani tutti spaventate

Sen fuggivano verso la marina

E sbarcano in Europa sbigottita

Gridando per la Magna : aita ! aita !

 

 

Li non ci sta più Pietro Romito

E nella Puglia è morto Beomonte

E gli Goffred'in Francia son finito

E a Tolosa non ci sta più conte.

Tancredi la Salerne scomparito

Chi sà se un 'altro gli rinasce al monte

Dei crociati io non sò per dire

Un'altra cosa ti ho da proferire.

 

 

Dio,ti comanda dalla bocca mia

Che seppellisce quel santo Romito

Dopo sepolto prenderai la via

Verso Scutari e là ti metti al lito

Portai quel ritratto in compagnia

Che di Maria è, sia ben custodito

E non pensare che ci ha il bruno volto

Che di tal fatta glie ne sono molto.

 

 

Un'altra come a questa gli angeli santi

La prenderanno al regno di Soria

In aria se ne andranno con suoni e canti

E fermeranno nella Schiavonia

Tre anni la sta ferma e poi i comandi

Avrà da Dio la stessa combagnia

Di fare una seconte traslazione

Per far moltiplicar la devozione.

 

 

Dagli angeli per aria vien portata

Verso l'Italia per divin decreto

E va a fermarsi presso a Recanata

In mezzo a un folto bosco di Laureto

Ma per gli malandrini della contrada

Si rialza e và posarsi sopra un poggetto

E li per là per la costion di due germano

Si rialza e và posarsi un po' lontano.

 

 

E non si muoverà da quella parte

Sino a quel giorno che scorisce il sole

Gli angeli scorderanno di quell'arte

Di portare le case in aria a volo

La nova vola per tutte le parte

E vengano dall'uno e l'altro polo

Verso l'Italia i creduli devoti

Dentro alla casa santa a scioglier voti

 

 

Voi la portate nei luoghi remote

Della tua patria e ne avrai vittoria

Dopo ottocent'anni a tuo nipote

Cerca di ritrovar la tua memoria

il misare si affatica quanto puote

E del tuo nome ne farà una storia

Con gli suoi versi molti si disprime

E molte inculte saran le prime rime

 

 

Quest'han da essere l'ultime parole

Che dice lo istutor dei Crociate

Tutto confuse si sveglia Serole

E ben rammenta quel che ha sognate

Dentro alla cella è già entrato il sole

E gli augellin il giorno han salutare

Ed egli si affatica con gran cura

Per dare al sacro veglio sepoltura.

 

 

Dopo l'opera pia il giovinetto

Cerca di ritrovar la spersa via

Giunge a Scutari e la trova un legnetto

Di un marinare della Bulgaria

Gli dice : amico se tu mi prometto

Di riportarmi nella Patria mia

Il Bulgari dirà con buona mangia

lo ti riporterò fino alla Francia.

 

 

Serole gli risponte io son Taliane

Non son francese come voi credete

Ma le parole mie non son vane

Se nel mio regno mi accompagnerete

Venti talenti avrai dalle mie mane

La buona grazia pur da me l'avete.

il Bulgaro gli dice entra nel legno

Che ti riporterò nel vostro Regno.

 

 

Entra Serole, e lui spiega le vele

Verso lo stretto degli Dardanello

L'assenza frammischiato con il mele

Nel petto di Serole hai preso ostello

Si ricorda di Pescha sua fedele

E quel pensier al cor fa da martello

E poi ripensa al carico che porta

E dice fra di se : felice sorta.

 

 

Serole ripensando al suo destino

Sente vicino a se una Gittana

Con voce espressa grida : hai ! Costantino

Tu la snervaste la virtù Romana

E un'altr'uomo che le sta vicino

Gli dice : che vaneggi o gente insana

Quel nome dai cristiani è tanto amato

Con qual ragione tu l'ha pronunciato ?

 

 

O pronunciato lo ipocrito nome

Ch'o veduto Bisanzia qui vicino

Costantinopoli la chiamò quell'uome

Da voi chiamato il magno Costantino

Caro gli a dar costa l'amato nome

Quando verrà quel forte Seracino

Che dei cristiani gli leva le spoglie

La veste Turea e la farà sua moglie.

 

 

E quel gran tempio di Santa Sofia

Vien tramutato per una gran Moschea

E la fede del figlio di Maria

Ai Graci resta sotto la lor Dea

Tutta la Grecia diverrà Turchia

E le Lesponte diverrà Morea

Bisanzia sede dell'imber Romano

La sede si farà del Gran Sultano.

 

 

Ed Ella meste in veste vedovile

Guarda la Russia con l'anello in mani

Chiama i Cosacchi dagli lor covile

Dice venite osmatici Cristiani

Molto tardo per voi sarà l'Aprile

Del terzo matrimonio, o Bisanziani

Se col pronosticar io non m'inganni

Certo che passeranno trecent'anni.

 

 

Serole al sentir quello parlare

Si moverà dal suo cupo pensiere

Alla Donna dirai fa che m'impare

Come dell'avvenir tu puoi sapere

Adopra su di me quel che ti pare

Il vostro ingegno a me farai vedere

Se m'indovini la vita passata

Tu da me ne sarai ricompensata.

 

 

La zingara risponte volentiere

Tu mi hai da far vedere la vostra mane

Ti leggo in volto che sei Cavaliere

Venuto da un paese assai lontane

Ma sulla mano poi si legge il vero

Questa è l'arte di noi povere Gittane

Serole la mane si fa osservare

E la Gittana comincia a parlare :

 

 

Il tuo paese è Castello Mancino

Terra di Marsi nella bassa Italia

Il tuo padre vien detto Marracino

E la tua madre fu chiamata Amalia

Ora vedete un po' se non indovino

Se le parole mie con una celia

Dal primo di che fosti battezzato

Serole dal padre tuo fosti chiamato.

 

 

Con rmolt' onore tu fosti allevate

E da buon Cavaliere fosti stroito :

Poi venne il tempo delle Crociate

Che a se chiamava quel santo Romito

Tu di Tancrede fosti un'assoldate

E nell'Asia passaste molto ardito :

Alle mura di Sionne il gran valore

Mostraste fra gli primi assalitore.

 

 

Tutto vi dichiaraste vincitore

Quando aveste alle man quell'Adalino

Gridaste viva viva il Redentore

Che nacque al mondo in povero bambino

E di Goffredo fu tutto l'onore

Unito con Raimondo paladino

E voi d'Italia aveste il gran dolore

Quando trovaste assente il conduttore.

 


Ultimo aggiornamento Domenica 24 Novembre 2013 18:35